La Corea del Sud, pur vantando una posizione di rilievo nell’economia globale (13° economia al mondo), affronta sfide significative quando si tratta di aspetti culturali quali la parità di genere.
Secondo il rapporto sul Gender Gap del World Economic Forum, il Paese si posiziona al 105º posto su 146 Paesi esaminati, con una situazione particolarmente critica nel settore economico e nelle pari opportunità.
Radici Storiche e Culturali
Questo divario di genere è radicato nella storia e nella cultura sudcoreana, anche a causa delle ideologie patriarcali derivanti dai principi confuciani, i quali per lungo tempo sono stati i pilastri della cultura etica del paese. Essi promuovevano la famiglia tradizionale, che vedeva la donna vincolata all’obbedienza e designata come custode della moralità, avente come compito principale quello di generare eredi maschi.
Durante il periodo di industrializzazione del Paese (a partire dagli anni ‘60), la separazione dei ruoli di genere si è ulteriormente accentuata: le donne venivano spesso confinate al ruolo di casalinghe, mentre gli uomini assumevano il titolo di capofamiglia.
Disuguaglianze Economiche e Sociali
Le donne coreane affrontano una delle disuguaglianze salariali di genere più ampie tra i paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Spesso, molte di loro si trovano costrette ad interrompere la propria carriera lavorativa a seguito del parto, poiché le responsabilità domestiche continuano a gravare pesantemente sulle loro spalle.

Il Movimento “MeToo” e la Reazione Conservatrice:
Prima dell’esplosione del movimento “MeToo” in Corea del Sud, avvenuta nel 2018, la questione della disuguaglianza di genere era ampiamente ignorata o temuta. Le donne che sollevavano il problema della diseguaglianza di genere erano spesso oggetto di derisione, mentre le vittime di molestie o violenza dovevano affrontare sospetti e resistenza nel portare avanti le proprie cause.
Tuttavia alcune donne coraggiose hanno rotto il silenzio, ispirando altre a condividere le proprie esperienze di abusi.
La cantante e attrice Son Na-eun (ex Apink) si è trovata al centro di una forte polemica dopo aver sostenuto il femminismo pubblicando una foto della copertina del suo telefono con la frase “LE RAGAZZE POSSONO FARE TUTTO“.
La testimonianza di Seo Ji-hyeon (un pubblico ministero donna dell’ufficio del procuratore distrettuale di Changwon), che ha accusato un ex funzionario governativo di molestie, ha scatenato una serie di rivelazioni che hanno coinvolto figure di spicco della società coreana, tra cui un candidato alla presidenza e un regista premiato (Trovate qui un approfondimento).
Questi eventi hanno alimentato un movimento sempre più diffuso, e le discussioni sulla discriminazione di genere hanno invaso sia i media tradizionali che i social media.

La consapevolezza pubblica riguardo alla disparità retributiva e alla scarsa rappresentanza femminile nei ruoli di leadership da allora è cresciuta, portando la questione della disuguaglianza di genere al centro del dibattito nazionale.
Negli ultimi anni, il movimento “MeToo” ha visto le donne sudcoreane sfidare la cultura patriarcale, ottenendo progressi significativi nella denuncia degli abusi sessuali. Tuttavia, ciò ha anche suscitato una forte reazione da parte di alcuni uomini, come i componenti del People Power Party (PPP) dell’attuale presidente Yoon, che “negano l’esistenza di un vero problema di discriminazione di genere”.
Con l’ascesa di Yoon, il governo ha indebolito gli sforzi per promuovere l’uguaglianza di genere. Gli uffici statali sono stati rinominati e orientati verso la promozione dei ruoli tradizionali delle donne, il concetto di “uguaglianza di genere” è stato rimosso dai libri di testo e i finanziamenti per i programmi anti-sessismo sono stati eliminati. Le politiche attuali per far crescere il tasso di natalità, uno dei più bassi del mondo, rafforzano i ruoli tradizionali di genere.
L’intenzione del governo coreano di abolire il “Ministero per l’uguaglianza di genere” ha sollevato serie preoccupazioni sul futuro della lotta per i diritti delle donne in Corea del Sud.

Trasformazione socio-culturale e Kdrama
La Corea del Sud, radicata nelle sue tradizioni patriarcali, sta vivendo un’epoca di cambiamento sociale e culturale, riflesso chiaramente nei suoi K-drama. In un contesto in cui le donne erano storicamente confinate a ruoli di genere fissi, l’ascesa di una nuova ondata culturale, nota come Hallyu 4.0, porta con sé idee femministe che mettono in discussione gli stereotipi nei drammi televisivi passati, nei quali le donne erano rappresentate come deboli e sottomesse.
Un panorama televisivo che riflette un cambiamento nei ruoli di uomini e donne sta creando nuovi e sempre più significativi spazi all’interno del vecchio contesto patriarcale, evidenziando crepe sempre più profonde dalle quali già si intravede la luce dell’uguaglianza.
L’era dell’Hallyu 4.0, che ha preso il via nel 2016, ha introdotto una nuova generazione di kdrama che mescolano temi femministi con elementi culturali tradizionali coreani. In questa evoluzione, la rappresentazione delle donne nelle serie tv coreane ha subito una trasformazione significativa. Le protagoniste, una volta dipinte come figure fragili e bisognose di essere salvate, ora emergono come donne forti, indipendenti e ambiziose.
Le trame si discostano dagli stereotipi di genere convenzionali, delineando donne che ricoprono ruoli di autorità quali amministratrici delegate, medici e avvocati.
Allo stesso modo, anche i personaggi maschili hanno subito un’evoluzione significativa. Da una rappresentazione stereotipata di mascolinità dominante, negli attuali K-drama gli uomini sono ritratti come “Soft Boys“, aperti alle emozioni, capaci di abbracciare le proprie debolezze e pronti a sostenere gli altri.
Questo cambiamento riflette le trasformazioni nelle dinamiche di genere e sottolinea l’importanza delle amicizie maschili, così come quelle tra uomo e donna, e dei legami emotivi.
Le rappresentazioni poco lusinghiere nei confronti delle donne nei drama coreani, con situazioni come baci forzati e relazioni di potere sbilanciate, stanno gradualmente lasciando spazio a narrazioni più riflessive e personaggi femminili equilibrati. Questo cambiamento si inserisce nel contesto più ampio del movimento femminista in Corea del Sud.
L’aumento di donne alla regia sta dando forma a una nuova prospettiva nei K-drama: le sceneggiatrici e le registe portano avanti storie diverse e complesse, superando gli stereotipi del passato.
Le trame mettono in risalto le amicizie femminili e la solidarietà, sottolineando che le donne possono e sono capaci di sostenersi a vicenda.
La telecamera si concentra sulle emozioni e le esperienze delle donne senza oggettivarle, dando spazio (finalmente!) al desiderio femminile attraverso sguardi e intimità emotiva oltre che fisica. Inoltre, viene prestata maggiore attenzione alla bellezza del corpo maschile, offrendo momenti deliziosi al pubblico femminile (dobbiamo ammetterlo).
Nonostante i passi avanti nel mondo dei Kdrama, le donne in Corea del Sud affrontano ancora sfide rilevanti, come dimostrano gli indicatori del Gender Gap Index e la persistente disparità salariale tra i sessi.
I K-drama sono da sempre uno specchio della società coreana in continua evoluzione. Sebbene il percorso verso l’uguaglianza di genere sia ancora un’impresa impegnativa e tutta in salita, le serie televisive coreane stanno iniziando a guidare i cambiamenti culturali, offrendo una visione di un futuro più inclusivo per la Corea del Sud.